Brava.
Sono stata
brava.
Hai visto?
Ho fatto la
brava bambina. Come volevi tu.
Ho taciuto.
Le mie labbra si sono schiuse solo per parlare a te, solo per acconsentire ai
tuoi desideri, solo per risponderti che non avrei fiatato.
Brava.
Sono una
brava bambina, vero?
Non ho
proferito parola.
E cosa ho ottenuto?
Tu volevi
che non dicessi nulla. Era il nostro gioco. Solo nostro, quello consumato in
una casa vuota tra mobili impolverati e il silenzio ammuffito.
Obbedisco, ti dissi.
E ora?
Cosa ne ho ricavato io?
Mentre io ero con te, mia sorella giocava con le bambole. Nelle fredde giornate d’inverno,
nei pomeriggi assolati e appiccicosi di un agosto passato a casa, lei toglieva
i vestiti ai biondi giocattoli, guardava loro sotto la gonna corta, le rivestiva a suo piacimento, parlava loro di sciocchezze.
Esattamente quel che facevi tu con
me, no?
Poiché non c’è differenza. Però io non ero bionda.
E
respiravo. E pensavo. E
ricordavo.
Io respiro.
Io penso. Io ricordo.
E
parlare?
Perché mi
hai privata di questo dono?
Mi hai
tappato la bocca, perché fossi eternamente una brava bambina.
Il tuo filo
era fatto di giocattoli e promesse, coccole e carezze, bugie e false speranze
di un futuro non intaccato.
Mi hai ingannata, come si inganna una donna adulta comprandole
perle e profumi.
Ma io
non ero adulta.
Io non era la tua ragazza. Ero una bambina. Sono una bambina.
E mi
dicevi di tacere, sapendo che avrei ubbidito.
Mi mettevi
in trappola sapendo come ci sarei cascata.
E adesso,
che ai giocattoli non penso più, cos’ho in dono?
Il tuo
odio, il tuo disprezzo.
Questo perché
sono cresciuta?
Se le
mie forme non si fossero mai arrotondate, sarei rimasta il tuo balocco? Quello
con cui trastullarti le domeniche mattina, quando manca la voglia di andare in
chiesa a fare l’elemosina con tutta l’ipocrisia che puoi produrre?
Se il
mio seno non ci fosse mai stato, ti sarei ancora piaciuta?
Sarei
rimasta una bella fatina a cui alzare la gonnellina in un momento di noia, a
cui le cosce quando mamma non c’è, a cui toccare in
mezzo alle gambe quando non hai niente da fare?
Sempre e comunque tu avevi il premio.
E io cos’ho ottenuto?
Odio,
paura, rimorso, rancore, sensi di colpa.
Grazie.
Si premiano
così le brave bambine, vero?
Brava, brava
bambina, mi sussurravi. Zitta, zitta, brava bambina,
non dirlo a nessuno, è una cosa nostra.
Sì, sì, è nostra, solo nostra. Non
lo dirò a nessuno, a nessuno, te lo prometto.
Prometti, prometti.
Te lo giuro. Non voglio farti male.
Io ti voglio tanto bene.
Te ne voglio anch’io.
Lo so. Per questo starai zitta. Per sempre, per sempre. Perché
così dimostrano il loro bene le brave bambine. Mantenendo le promesse.
Brava, brava bambina, con la vita fottuta.
Complimenti,
brava bambina, le macchinine si sono rotte e gli orsacchiotti sono marci.
Auguri,
brava bambina, che nel mondo sopravvivono solo le puttane.
Ho pena di
te, brava bambina, che per il figlio di una cagna hai
la bocca tappata.
Ho paura
per te, brava bambina, per te e per il tuo futuro.
Muori,
brava bambina, che ogni tanto fare la stronza non ti farebbe male.