Mi sei
detestabile. In modo assoluto, e violento, e insopportabile,
e oltre ogni maniera soffocante ed irritante.
E’ per me
impossibile dover guardarti ogni giorno, ogni
sacrosanto, fottuto giorno di questa stramaledetta vita, e dovermi limitare ad
osservarti, impassibilmente, cinicamente, facendoti quelli che i mocciosi
chiamano dispetti, quelli che continuo a farti, esattamente come un marmocchio.
Mi sei
odiosa. In quanto bella, giovane. Perfetta. Ciò che non sarò
mai.
Tu, femmina d’essere umano, ch’è fra tutte le bestie quella più subdola, ingannatrice,
dai mille volti e altrettanti fascini, tu, cristallo, tu, che ancora più
assurda hai reso la mia permanenza nell’Inferno che ogni giorno calpesto, tu…
piccola, maledetta donna…
Mai saresti
dovuta entrare nella mia vita, nei miei occhi… MAI.
Non capisci, dannata stupida, quanto male ti sei fatta da sola? Sapevi – sono sicuro, dalla prima volta che mi hai visto – che non
sarei mai stato capace di offrirti nulla, di non poterti dare altro che
l’intero carico, suddiviso in acidissime pillole, di tutta l’amarezza che mi
porto sulle spalle. Anche questa sera te ne ho donata,
con medicine che a te sono parse più dolci e piacevoli del solito.
Attraverso
cosa?
Che ti
ho donato, in fondo?
Niente.
Solamente questo corpo vecchio e malandato, stanco della vita e del suo
fottuto padrone di merda che sta passando la notte a farsi
un’autocommiserazione quanto mai rivoltante e disgustosa.
Non ti ho
donato nulla, mia piccola femmina infelice, se non quella tua agognata notte
di… sesso? Amore? Calore? Come diavolo vuoi definirlo? Io non lo so. Neppure so perché l’ ho fatto. Pietà? Compassione? Un
qualche sentimento che si allontani seppur minimamente dalla semplice simpatia?
Chi lo sa. Io no di certo. Il cuore e il cervello a
quest’ora della notte sono vuoti, pretenziosi di un meritato riposo, e mi è
quindi impossibile comprendere realmente cosa c’è a legare le nostre due vite.
So per
certo che non sono solo quattro opprimenti mura bianche.
DIO!! Tutto
questo mi porterà nella tomba prima del tempo. Potessi,
mi prenderei a bastonate da solo. E lo farei pure, ma
il dolore lancinante sarebbe utile solamente a farmi incazzare, nient’altro. E odio il male fisico, soprattutto.
Ti odio, assolutamente.
Perché sei tremendamente sincera, perché so ciò che provi, e ciò che questa
notte per qualche attimo hai creduto di avere dal
sottoscritto. Perché sei l’unica in grado di mandarmi in
confusione, una cosa che non sopporto, maledizione – altro cuscino buttato sul
comodino in preda ad un attacco d’isteria.
Perché solo tu hai la maledetta capacità di snudarmi l’anima.
Perché il
tuo corpo non è altro che una purissima vetrina per il
tuo cuore di irritante, facilissima lettura.
Perché dentro non hai mai perso un’odiosa vita di bambina, così da
poter amare senza volere nulla in cambio – o, almeno, incondizionatamente… o
almeno finché non ti sei stufata di un affetto a senso unico –, così da
pretendermi senza alcun rimorso. Ma, come un’infante, hai
l’innata capacità d’instillare nei vecchi come me quell’opprimente senso di colpa di cui ti liberi senza la minima consapevolezza.
Per Dio,
perché?! Perché me?!
Perché hai scelto me, che non sono che un catorcio?!
Io, che non posso offrirti nulla, io che domani, come pattuito, tornerò il tuo
capo, fingendo che nulla sia successo fra noi – niente secondi appuntamenti,
niente secondi fiaschi, non sono avvezzo a dare seconde possibilità, come
nessuno le dà a me –, io, che un giorno verrò
distrutto dal pesante macigno del senso di colpa per averti ingannata,
sussurrando il tuo nome nell’orecchio, così straordinariamente calmo per un
momento del genere – da quanto non sentivo il mio nome battesimale urlato a quel modo? –, io, che
non sono nulla? Io … che non ti farò altro che male?
Non credevo
tu fossi così masochista. E non credevo di essere così stupido e aver creduto,
anche solo per un attimo, all’inizio delle tenebre, che sarebbe
stato indolore per te.
Ma è
colpa tua. O almeno lo è in parte. Mi conosci, per
Dio, e comunque hai voluto che ti facessi da amante
per una notte… a te bastava. Ti sei accontentata di una sola, misera volta. Quando questo buio cesserà, ne usciremo entrambi ammaccati.
Tu, rimpiangendomi, io, disprezzando me stesso per il finto balocco, la bugia
impacchettata ad arte che ti ho donato.
Ti osservo,
mentre placida dormi, e immagino domani ; la leggera
attesa nella tua voce per salutarmi, i tuoi begli occhi che non avrai il
coraggio di alzare da terra, il tuo corpo che mai più sfiorerà il mio, nemmeno
per sbaglio. Immagino, e vedo distintamente quel muro che
naturalmente comincerà a frapporsi tra noi. Immagino quanto potrai stare male per la
schiacciante, bruciante consapevolezza di non aver ottenuto che il mio corpo,
ma il mio amore – sono ancora capace di provarne per chiunque altro che non sia
LEI?
Ma l’
hai voluto tu. Te la sei cercata.
Non ho
colpa se mi ami.
Non ho
colpa se non sei altro che una stupida.
Non ho
colpa.
Sei tu
l’artefice del tuo danno, delle tue ferite, di tutto
il sangue che perderai.
Mi sei
odiosa, perché basta guardarti per far cadere tutte queste mie convinzioni.
Mi sei
detestabile, perché non posso che odiarti per avermi reso così insicuro, perché
non pretendi il mio amore –
e questo è ancora più bastardo, perché comunque i tuoi occhi me
lo chiedono continuamente, i tuoi gesti, il tuo modo di chiamarmi, di tenermi
testa, di contestarmi, e questo mi farà uscire di testa, e sentire ancora più
viscido e lurido di quanto tutte queste seghe mentali già non facciano per
conto loro.
Ma non
so odiarti, quanto non so amarti. Per te, né pugni, né carezze, né insulti, né
complimenti. Né male, né bene.
Indifferenza.
Credo potrà
fare bene ad entrambi. Io mi farò passare questo soffocante senso di colpa, tu
potrai innamorarti di qualcuno della tua età, qualcuno che ti amerà davvero.
…
Ma chi voglio prendere in giro. So benissimo che distruggerei psicologicamente chiunque osasse toccarti.
Perché, in fondo, neppure io sono cresciuto. Sono un moccioso egoista e
possessivo, che prima lascia prendere la polvere al suo giocattolo preferito, e
poi calcia e strepita se qualcuno prova a prenderglielo. La tua lontananza mi uccide – forse su questa mia debolezza hai giocato la tua
unica possibilità. E’ impossibile vivere lontano da te. Lo sai,
lo sai benissimo.
Ma non
per questo ti amo. Non basta la mia dipendenza – in fondo sono dipendente anche
dalle pillole, ma non credo ci saranno mai fiori d’arancio per noi –, non basta
e non basterà mai. Se anche per un secondo l’ hai
creduto… beh, non so che dirti. Non hai proprio capito nulla.
Odio te, ma
mai quanto odio me stesso.
Ma… in
fondo…
Non sono che merce avariata.
E tu sei
una stupida a volermi.
Perché
desiderare merce andata a male quando puoi avere il meglio?
Perché volere me?
Perché…
ti accontenti di misera carne avariata…